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Il personaggio del mese

Intervista a Mauro Curati, scrittore e giornalista

Nella stanza di Anteo per riscoprire il valore della memoria

Curati, a sei anni dal precedente libro, “1964. Misteri, pugili e scommesse”, è appena uscito nelle librerie il suo nuovo romanzo, edito da Pendragon. Cosa ci aspetta “Nella stanza di Anteo”?
E’ un libro sulla memoria. Meglio: sull’idea che nel mondo d’oggi la memoria collettiva sia un orpello inutile che non ti cambia la vita. Invece senza una memoria sociale condivisa che ci appartiene, non si va da nessuna parte. Senza di essa non c’è cultura tra una generazione e l’altra. Non c’è passato, dunque nemmeno futuro. Senza di essa ogni generazione non è in grado di fare tesoro degli errori ed è quindi costretta a ripeterli. Una società che non riconosce (intendendo con questo verbo… che non fa propria) una memoria condivisa è destinata a sparire.
Il libro tratta l’argomento con un tono leggero, ma è una finta leggerezza. Alla fine ti lascia l’amaro in bocca. Sono in pratica tre storie che si incrociano l’una con l’altra. Il plot principale è la vicenda di un vecchio allettato, Anteo, non più in grado di parlare, né di leggere, né di scrivere, dunque di comunicare, di cui tutti i parenti si sono dimenticati l’esistenza, che d’improvviso riceve una eredità milionaria da un misterioso signore che viveva in Uruguay il quale, prima di morire, non essendo sicuro che Anteo sia davvero il vecchio amico che cerca, chiede come garanzia che risponda ad alcune domande relative al loro comune passato.
Ma Anteo non parla. Né qualcuno ha mai raccolto testimonianza del suo vissuto. Di qui, grazie all’odore dei soldi, i tentativi più o meno riusciti e più o meno credibili dei nipoti di comunicare con lui. Il tutto tenuto assieme dalla vicenda di una misteriosa ricetta segreta di una torta al cioccolato.

Di recente, presentandolo, ha detto che nella nostra modernità non c’è spazio per la memoria, valore che ha caratterizzato fortemente tutta la seconda parte del Novecento. Perché e che cosa sta succedendo?
Sta accadendo che il mondo si sta inaridendo. In Italia il fenomeno è molto presente. L’esempio del nostro fallimento è nella scuola pubblica.
Si sta imponendo una generazione che ha l’arroganza di credere che prima di loro si viveva nel Cretaceo e che solo qui, ora e adesso, si compiono gli accadimenti della vita futura. Cosa sia stato il passato (la miseria, la guerra, le lotte sociali, la rinascita, le varie tragedie che lo hanno scandito eccetera) sembra non importare.
Le politiche fallimentari della scuola negli ultimi tre decenni sono evidenti nell’ignoranza di oggi, nell’arroganza con cui sui social si contestano le competenze. Medici, scienziati, avvocati, giornalisti sono tutti prezzolati. Fanno parte della Casta. Ma della Casta de ché? Potrei fare un elenco lungo un giorno di nomi di giornalisti ammazzati in Italia e all’estero oppure minacciati dalle mafie.
Moltissimi di questi critici da social non sanno nemmeno come funziona lo Stato. Eppure tutti sono andati a votare per mantenere la nostra Costituzione, ma poi nessuno si indigna se un ministro sequestra una nave militare italiana, in un porto italiano, in barba ad ogni legge italiana.
Questa disattenzione della gente, questa superficialità d’analisi, la ascrivo alla mancanza di educazione civica. Non a caso materia abolita da anni nei curricula scolastici.

“Anteo, non più in grado di parlare, né di leggere, né di scrivere, dunque di comunicare, di cui tutti i parenti si sono dimenticati l’esistenza, d’improvviso riceve una eredità milionaria da un misterioso signore che viveva in Uruguay”.

Per tanti anni, come giornalista, si è occupato dell’attualità, qual è la sua opinione sulla crescita esponenziale delle false notizie o “fake news” che tendono a manipolare la realtà e, in prospettiva, la lettura che se ne darà in futuro?
Le fake news sono sempre esistite. Non mi stupisco adesso. Sono solo aumentate in modo esponenziale grazie ai social. Mettono in evidenza quello che dicevo prima. Se saltano i mediatori culturali chiunque può andare in giro a dire che gli asini volano. E nessuno può contestarlo perché la sua opinione vale la mia. Un sottosegretario agli esteri di questo governo, ad esempio, sostiene da sempre che l’uomo non sia mai sbarcato sulla luna. Che dire…?

Qual è la sua valutazione sulla salute della scrittura e più in generale della cultura oggi a Bologna, città che ha visto attivi tanti narratori?
La scrittura (cioè nascere narratori) secondo me è una cosa che appartiene al tuo vissuto personale. Quali siano i motivi per cui io amavo scrivere, quali i libri che mi hanno affascinato soprattutto in gioventù, quali esempi mi abbiano condotto fin qui, non lo so. Certo non una scuola per scrittori. Non credo molto a questo genere di iniziative.
Ma riconosco che se permettono alle persone che ne sentono il bisogno di avvicinarsi al loro vissuto, riviverlo e descriverlo in un libro… ben vengano. Bologna poi è una città da noir non da romanzo. Troppo burocratica. Troppo papalina.

“Oggi la memoria collettiva sembra un orpello inutile che non ti cambia la vita. Invece senza una memoria sociale condivisa che ci appartiene, non si va da nessuna parte”.

Un’ultima domanda, nel mestiere dello scrittore, come in altre attività creative, il confine fra arte e artigianato è labile. Come si incrociano queste due competenze nella sua attività e quale può essere il ruolo del mondo associativo per favorire la diffusione della cultura e della lettura, specie verso le nuove generazioni?

Se parliamo di Bologna il nostro principale patrimonio culturale sono i giovani che frequentano l’Università. Anni fa ci provai ad organizzare un grande premio letterario che coinvolgesse i giovani universitari. Ma non trovai la forza necessaria per coinvolgere la politica.
Il mio progetto era che si votasse una lista di libri di narrativa appena editi, nelle librerie, nei cinema, nelle biblioteche. Nei luoghi dove si esercitava la cultura. Poi con una serie di reading e letture pubbliche nei posti più improbabili della città si facessero tre giorni di eventi e spettacoli.
Rispetto ad allora molte cose sono cambiate. Oggi con i device non è più necessario andare in una libreria a votare. Ma i reading, gli incontri pubblici, l’invitare grandi narratori internazionali si potrebbe ancora fare. Far muovere la città come cantava Lucio Dalla. Questo il mio sogno.
Per quanto riguarda arte e artigianato è vero: il confine è labile, anzi forse è solo nella nostra testa. Lo scrittore è un artigiano a tutto tondo, così come il pittore o lo scultore. Molta tecnica e si va per tentativi. Alla fine ti puoi trovare tra le mani un ottimo prodotto.